Vie Lauretane
Il complesso architettonico della Fratta

In La Fratta — Bene culturale

Il complesso architettonico della Fratta

«Il palazzo della Fratta di Torrita, scriveva Romagnoli, è opera squisita di Baldassarre Peruzzi. La cappella ha superbe pitture del Sodoma. Dodici case coloniche fabbricate intorno al palazzo, un vasto granajo e una gran tinaja rendono questo locale de’ Signori Pannilini di meritevole osservazione». E. Repetti, Dizionario geografico, fisico, storico della Toscana, 1833. L’insediamento originario della Fratta è composto dal palazzo, a pianta pressoché quadrata, risalente al terzo o al quarto decennio del Cinquecento; da un cortile, con pozzo; dalla cappella e dal giardino. Quest’ultimo, preceduto da un viale di accesso alberato, è realizzato in forme geometriche secondo il tipico modello delle ville rinascimentali del senese, complessi unitari in cui il giardino acquista, oltre alla valenza estetica, la funzione di collegare l’architettura allo spazio esterno della campagna circostante costruita e plasmata secondo un ordine proprio del pensiero e della cultura del Rinascimento. Aggiunta in epoca successiva è la loggetta che si innalza al di sopra del tetto. Il Repetti attribuisce l’architettura al Peruzzi ma, in mancanza di documenti che attestino con certezza la paternità dell’opera, non si può escludere che il palazzo della Fratta possa essere opera di Bartolomeo Neroni, detto il Riccio (1500-1571), allievo e stretto collaboratore del maestro, né che sia il frutto di una progettazione condivisa tra i due. L’edificio, in ogni caso, raccoglie la lezione di Peruzzi, sia nella facciata, sia nella pianta, con l’articolazione degli ambienti strutturata, per i diversi piani, su un atrio che immette in un salone centrale attorno al quale si aprono gli ambienti di servizio e con la scala di comunicazione tra i piani superiori in posizione d’angolo. Le tre finestre accentrate nella parte mediana del fronte principale richiamano idealmente la struttura con loggia e portico che si ritrova nella facciata posteriore anche se le cinque arcate a tutto sesto in mattoni, in quanto cieche, sono, essenzialmente, un riferimento compositivo derivato da un modello. Il porticato si apre su un cortile lastricato con un pozzo, sormontato da un architrave sagomato, sorretto da due colonne composite, recante al centro lo stemma Gori Pannilini. Il cortile, a cui si accede mediante un ampio portale aperto nel muro che connette il corpo villa con il lungo fabbricato, aggiunto in epoca successiva, adibito per le abitazioni coloniche, è lo spazio di raccordo tra i vari fabbricati ed annessi della villa quali la fattoria e la cappella. Quest’ultima è inglobata nel corpo della tinaia, con facciata composta da elementi quali cornici e lesene angolari, portale architravato, finestra con timpano curvilineo in mattoni. Lungo uno dei lati del cortile si estende il già citato giardino, delimitato da muro di cinta, diviso in due settori ov’è leggibile il disegno originario con aiuole formate da basse siepi di bosso che si compongono in cerchi al centro e semicerchi ai lati. Oltre il giardino un ampio prato è delimitato da un lato dall’edificio di fattoria e da un altro lato dalla limonaia, che riporta sulla parte frontale un’iscrizione che recita: perché la freschezza e la fragilità dei fiori rallegrino dalle fatiche dei campi e ricordino la fugacità della vita per i suoi agricoltori piantavo questo giardino Augusto de’ Gori l’anno MDCCLXV. Oltre che dagli edifici padronali la tenuta è formata da numerosi ed ampi fabbricati agricoli. Dodici case coloniche (ognuna dedicata ad un apostolo) sono riunite in due ampi fabbricati, a sviluppo longitudinale, situati sui lati opposti della strada. Appaiono caratterizzati da una lunga ed ininterrotta successione di arcate a tutto sesto in mattoni a formare un lungo porticato dove si aprono gli accessi alle abitazioni, alle stalle e ai magazzini a piano terra. È un complesso di vaste proporzioni dalle caratteristiche pressoché uniche nel quadro dell’architettura rurale del XVII secolo, ma anche per l'intera Valdichiana dove simili complessi agricoli sono comunque diffusi. L’eccezionalità della Fratta è data soprattutto dall'uniformità dei caratteri architettonici che documentano come questa sia il frutto di un progetto unitario che riprende i modelli ‘colti’ dell’architettura fiorentina del Cinquecento rappresentata soprattutto dalle ville medicee e per questo simbolo di una cultura architettonica rurale che ebbe proprio in Valdichiana alcune delle sue espressioni più alte. Adiacente al portone di ingresso principale alla villa, sempre affacciato sul cortile, ancora oggi continua a svolgere la sua originaria funzione, conservando ancora la targa all’esterno: «... lo scriptojo, ove l’agente conserva i libri per registrarvi le raccolte, le compre e le vendite del bestiame, come pure lo spaccio delle grasce e tutte le altre partite, che devono tenersi in buon punto in una buona amministrazione» ovvero quella che il Giulj nella sua Statistica agraria della Valdichiana del 1828, ha definito come la stanza principale della fattoria. Per la sua bellezza, per la razionalità e la significatività architettonica del suo spazio la Fratta, e i suoi paesaggi agrari, sono stati eletti, nell’estate 2018, le ambientazioni del Pinocchio di Matteo Garrone.

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