In Sinalunga — Bene culturale
Pieve di San Pietro a Mensola
Nella parte bassa dell’abitato, ovvero nel tessuto di quello che era in origine il borgo Pieve, poi nei secoli conurbato col borgo d’altura, al principio della strada che ascendeva a Torrita, si colloca la Pieve di San Pietro a Mensola. La tradizione vuole che la piccola chiesa campestre fosse tra le sette chiese fondate, nel IV secolo d.C., da San Donato vescovo di Arezzo. Il primo documento relativo all’edificio data al 715 e consta di una definizione di confini nei quali è citata la "Sancta Mater Ecclesia in Mensolas". In numerosi documenti posteriori la pieve è citata variamente come San Pietro ad: Mensulas, Mensule, Missula, Misule, Mensulam. Il toponimo “ad Mensulas” attribuito alla chiesa individuava già un’antica mansio romana citata nella Tabula Peutingeriana e varie sono le interpretazioni circa la sua origine. Per alcuni tratterebbesi di un oronimo facente riferimento alla morfologia a gradoni (mensulae, in italiano mensole, declinate in spagnolo come mesas o mesetas) che si trova tra la pieve ed il poggio di San Niccolò su cui si erigeva dapprima il castrum romano e poi il borgo di Sinalunga. Per altri storici il nome deriverebbe da romane tavole di pietra sepolcrale utilizzate come are per i sacrifici agli Dei Mani e come mense imbandite per i defunti sepolti in un antico cimitero al quale la chiesa è venuta a sovrapporsi. Quale che sia l’origine del toponimo certo è che la pieve sorge effettivamente nell’area cimiteriale di una facoltosa famiglia romana del luogo: gli Umbrici come prova una stele funeraria dedicata a Caio Umbricio dal figlio Lucio Clemente. Per la costruzione della chiesa furono utilizzati materiali lapidei provenienti da edifici romani preesistenti, ed evidenti sono le varie pietre, murate nelle pareti, che recano iscrizioni in latino. Nel 1935 la pieve di San Pietro ad Mensulas subì un'opera di profondo restauro che ne rialza il pavimento di quasi un metro, trasforma il tetto a capanna semplice in una copertura composta, appone una lunetta sopra il portale d'ingresso ed apre due piccole monofore in forma simmetrica ai lati del portone, sostituisce ad una finestra quadrangolare una bifora e causa la perdita di alcune pietre romane. L’interno si considera pressoché immutato nella sua struttura generale con pianta basilicale a tre navate, divise da una successione di cinque archeggiature per parte, che confluiscono in una sola abside a forma rettangolare. La piccola Pieve custodisce dipinti del XV e XVII sec e un affresco della Madonna con bambino e Santi della scuola di Guidoccio Cozzarelli.
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